1) La Sala della FEDE

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Paolo Giovanni Crida fu un uomo di fede. Pur schivo per natura, partecipò al concorso indetto dai Salesiani negli anni ’30; lo vinse e divenne pertanto il “pittore di Don Bosco”. In fondo alla sala, in olio su tela, ci attende un dolcissimo ritratto del santo che è diventato famoso a livello internazionale, negli occhi buoni, che sanno entrare nel cuore. 

Una chicca ospitata in questa sala è costituita da un inedito bozzetto, in olio su cartone, della figura di San Domenico Savio. L’opera, di piccole dimensioni e risalente al penultimo anno di vita del nostro pittore, colpisce per l’immediatezza dell’esecuzione e la delicatezza dei colori impiegati. 

In mostra, accanto al quadro di Don Bosco, si ammira, montato su cavalletto, un Crocifisso, in olio su tela, che è stato reso dal Crida nel dolore trattenuto di un tormento non meritato.

Dalla corona del Cristo una spina si stacca e si conficca sulla fronte di Santa Rita. È il mistero del divino. Il divino amore che provò in cuore la santa degli impossibili, qui ritratta a grandezza naturale in una grande tela, volutamente non sollevata in parete, ma ancorata alla base per giocare tra finzione e realtà.

Traendo spunto dal contesto figurativo si è voluto ricreare in tale sala, proprio in corrispondenza del quadro del Crocifisso e di quello di Santa Rita, un angolo di chiesa. Sull’inginocchiatoio (specchio di quello raffigurato nella tela di Santa Rita) si è posato un velo femminile da chiesa, lo stesso che indossano, in due distinti quadri qui appesi in parete, le donne oranti, una giovane (olio su faesite), l’altra anziana (olio su cartone telato), in un gioco delle età, a voler significare che la fede non ha giorni. Del quadro dell’orante giovane si è esposto anche il bozzetto, a pastello.

Ma facciamo un passo indietro. Prima di essere crocifisso, Gesù è mostrato al popolo che ne chiede il supplizio. “Ecce homo”, ecco l’uomo! La forza prorompente dalla figura del Cristo è compresa dal nostro pittore e da lui ottenuta, mediante olio su faesite, con colori sgargianti.

Da Gesù alla Madre. Molte sono le Madonne eseguite dal nostro artista. Sono Madonne gragliesi, nel senso che egli amava ispirarsi ai lineamenti delle sue donne, la moglie, la mamma, le figlie... Una Madonna, in olio su compensato, si presenta come giovanetta tutta spiritualmente compita, eppure bella di una bellezza tutta terrena; gli occhi vivaci, il naso affilato, la bocca carnosa di bel colore rosso parlano per l’appunto della bellezza delle donne di montagna. In olio su compensato anche un’altra Madonna, montata in cornice ottagonale. Magnifica l’Addolorata, in olio su tela. Affettuosa la Madonna che, a pastello, abbraccia il suo bel Gesù Bambino. Notevole, infine, il bozzetto, in matite, di Madonna orante.

Una testa di San Giuseppe, in olio su faesite, è utile elemento per la ricostruzione di un’ideale Sacra Famiglia. Ed eccola la Sacra Famiglia, in compagnia di un San Giovannino. Si tratta di un acrilico su faesite, la stessa tecnica con cui è stato ottenuto il trionfante San Gaudenzio.

Capitolo importante, a conclusione, quello delle chiese, le chiese di Graglia. Ci sono tutte. A partire dalla parrocchiale di Santa Fede per raggiungere la confraternita della Santissima Trinità e Santa Croce, la chiesetta della Madonna della Neve in Campra e quella di San Carlo. Le prime tre opere sono in olio su faesite, la quarta in olio su compensato. Si tratta delle chiese del Crida, chiese che egli dipinse con affetto  e venerazione. Un dettaglio significativo: nella raffigurazione della chiesa di Santa Fede va notato che sulla sinistra compare ancora, lungo la carrozzabile, l’arco a ponte che per motivi di viabilità fu eliminato il 4 agosto 1986.